Il RUGBY, fino ai 15 anni, era soltanto uno sport che guardavo in TV o sugli spalti del Franklin's Gardens quando Mark Lee, un mio insegnante alla Northampton School for Boys, mi ha suggerito di provare.
PROBLEMI DI IRASCIBILITÀ: ne avevo qualcuno all'epoca e visto che avevo sempre giocato a calcio e a basket (ed ero molto più magro!) Mark aveva pensato che per me sarebbe stato lo sport perfetto.
NELLE PARTITE DELLA SCUOLA Mark mi gridava "Giocherai per l'Inghilterra". Spesso fermava il gioco e faceva assegnare delle punizioni contro di me per non aver passato, essere andato troppo avanti con la palla o per averla tenuta sotto al braccio. Gli avversari lo guardavano come se fosse matto!
MI METTEVO NEI GUAI a scuola e Mark diceva agli insegnanti che, anziché rimanere a scuola per punizione, quello che mi serviva era l'allenamento di rugby.
CREDO che gli insegnanti vedessero in me un ragazzotto pieno di risentimento, sportivo, grosso, aggressivo e, fortunatamente, anche abbastanza veloce. E questo mi ha sostenuto.
Il BASKET mi ha veramente aiutato nella coordinazione mano-occhio, così non c'è bisogno di aver giocato a rugby tutta la vita per aver successo.
HO LASCIATO LA SCUOLA a 16 anni e sono entrato nei Northampton Old Scouts che avevano i campi vicino a quelli della scuola: da lì sono arrivato alle giovanili del Saints.
IL MIO PASSAGGIO da terza linea a tallonatore è avvenuto grazie a Sir Ian McGeechan e Colin Deans. Per qualche partita ho anche giocato da pilone destro e questo mi ha aiutato a capire la complessità della mischia. Mi ha insegnato il "linguaggio" della prima linea.
L'INGHILTERRA mi ha portato in tour nel Nord America nel 2001 ma ho subito un infortunio al ginocchio che avrebbe dovuto fermarmi. Ma sono guarito e nell'ultima partita a Los Angeles sono entrato come sostituto in terza linea ed è andata bene.
SIR CLIVE WOODWARD ha detto a Simon Hardy, l'allenatore delle rimesse laterali dell'Inghilterra, che avrei giocato da titolare come tallonatore contro la Scozia nel Sei Nazioni del 2002 e che mi doveva preparare. Simon non me lo riferì, ovviamente, ma veniva a casa mia ad allenarmi, a volte tutti i giorni. E io pensavo "Perché si dà da fare così tanto con me?"
NON AVREI MAI giocato per l'Inghilterra se non fosse stato per Simon e sarò sempre grato per il suo impegno. Mi confessò quello che Clive gli aveva detto solo dopo anni.
I primi tempi a Northampton, ERO TERRORIZZATO quando la palla usciva perché ci sarebbe stata una rimessa laterale... adesso non vedo l'ora. Non mi sono mai perso d'animo: o ti spezzi o vai avanti.
SONO INDISPONENTE e credo che questo mi abbia aiutato molto quando sono tornato dal mio infortunio al collo che all'inizio mi aveva costretto a ritirarmi. Al ritorno da quell'infortunio, l'obiettivo erano i Mondiali e conquistare ciò che sembrava impossibile è stata una sensazione grandiosa.
MI DIVERTO a praticare questo sport ed è per questo che sono motivato a lavorare sodo per giocare con l'Inghilterra. Quando ero più giovane, spesso non mi godevo le partite perché mi preoccupavo troppo. Ma ora che sono più maturo mi godo ogni singola partita.
I TALLONATORI della nazionale inglese sono come una piccola squadra a sé e così sarà anche in Nuova Zelanda. Sono sempre contento di aiutare Dylan (Hartley) e Lee (Mears) e loro fanno lo stesso con me. Gli allenatori scelgono il gruppo, non ognuno singolarmente, quindi dobbiamo rimanere uniti.
LO SPIRITO del gruppo è grandioso e credo che, in questo momento, la squadra sia molto brava in questo: tutti vogliono aiutarsi l'un l'altro. Spero che la mia esperienza sia utile visto che questo torneo è la cosa più bella che ci sia successa.
Chi è il tuo tallonatore preferito nel gruppo PUMA... Dylan Hartley, Lee Mears o Big Steve?
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Questo articolo è stato scritto dal nostro collaboratore, Paul Morgan, curatore di Rugby World
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