Didier Ovono del Gabon parla dell'andare in giro per il mondo e dei pregiudizi che incontra un portiere africano

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Didier Ovono ha fatto una carriera colorita finora. Nella parte finale della nostra intervista il portiere e capitano del Gabon parla del suo notevole viaggio dall'Africa a Le Mans, passando per Barcellona, El Salvador e la Georgia.

In questo momento il tuo club, il Le Mans, si trova in difficoltà nella seconda divisione francese e tu non hai giocato molto in questa stagione. Cosa sta succedendo esattamente?

La situazione si è complicata un po'. Ho avuto un periodo positivo con il Le Mans nella Ligue 1, (nel 2009/10), poi sono restato con loro la scorsa stagione, dopo la retrocessione. Stavamo per raggiungere la promozione, ma poi l'abbiamo mancata per poco. Molti club della Ligue 1 avrebbero voluto scritturarmi in estate. Ma il Le Mans non ha voluto lasciarmi andare. Il mio attuale accordo scadrà in estate e ho rifiutato molte offerte per prolungare il contratto. Voglio avere l'ultima parola sul mio prossimo trasferimento. Ora ho una famiglia e delle responsabilità. Voglio poter scegliere in quale squadra e città vivremo in futuro. Sfortunatamente il club non è stato felice e l'allenatore ha deciso di lasciarmi fuori. Questo è il motivo per cui Giorgi Makaridze ha giocato più di me nella League.

Non è esattamente la preparazione ideale per una competizione tanto importante.

La gente del Le Mans sa che questa per me è una stagione molto importante a causa della Coppa delle nazioni africane. Non credo che ciò che hanno fatto sia giusto. Ma è appena arrivato un nuovo allenatore (Denis Zanko) e sono fiducioso del fatto che la situazione migliorerà al mio ritorno. Ho avuto l'opportunità di parlargli prima di partire per il Gabon e mi ha detto di concentrarmi sulla Coppa delle nazioni africane. Mi ha rassicurato dicendomi che, se le mie performance saranno all'altezza, avrò un'altra possibilità. Vedremo cosa succederà. È un peccato perché ho molto rispetto per il Le Mans, gli devo molto.

Tu sei solo l'ultimo dei giocatori africani ad essersi affermato nel Le Mans. Drogba, Sessegnon, Romaric tutti hanno giocato lì in passato…

Anche Daniel Cousin e Gervinho…. Questo è il motivo per cui sono andato al Le Mans. Hanno dei forti legami con l'Africa e trattano bene i loro giocatori. Al presidente (Henri Legarda) piacciono i giocatori africani, inoltre ha sviluppato una rete forte in Africa. Sono degli ottimi scopritori di talenti.

Hai già avuto una carriera variopinta, hai giocato in tutto il mondo. Come è avvenuto il tuo trasferimento all'Alianza, in Salvador?

Mi sono trasferito a Barcellona dopo il diploma per frequentare l'accademia "Plan Marcet". Lì ho incontrato Thomas N'Kono (ex portiere del Camerun), che era allenatore dell'Espanyol. Quando ho terminato la formazione ho avuto la possibilità di tornare in Gabon, oppure di trasferirmi in un'altra nazione per testare la mia bravura. Ne ho parlato con N'Kono ed ho scelto di trasferirmi in Salvador. Non me ne sono mai pentito. Ho passato una stagione fantastica lì. In Europa la gente crede che i campionati degli altri Paesi siano meno importanti, ma posso affermare di aver giocato alcune grandi partite in Salvador. Ogni volta che l'Alianza giocava il grande derby lo stadio era gremito. Ero abituato a giocare davanti a 80.000 tifosi. L'atmosfera era incredibile. Ho trascorso una stagione fantastica lì e sono stato votato come miglior portiere della League. I fan mi amavano. Ancora ricevo lettere dai tifosi che mi chiedono di tornare. Essendo la prima volta che avevo l'opportunità di giocare in partite di alto livello, ho imparato molto come portiere in quel periodo.

Ancora seguo con attenzione il calcio sudamericano. La Coppa Libertadores è sempre emozionante come la Champions League. Le partite non saranno così intense, ma gli stadi sono sempre gremiti ed è un vero spettacolo.

Dopo l'esperienza in Salvador hai iniziato la tua carriera europea in Georgia con la Dinamo Tbilisi. Non è un'altra scelta sorprendente?

Volevo giocare in Europa, perché il calcio europeo dà molta più visibilità di qualsiasi altro. Quindi ho accettato l'offerta del Tbilisi ed ho trascorso del tempo fantastico anche in Georgia. Abbiamo vinto tre titoli durante la mia permanenza. Sono stato votato di nuovo miglior portiere. È stato alquanto insolito perché, generalmente, questi premi non vanno a giocatori stranieri. Erano tutti sorpresi quando è stato annunciato che il vincitore ero io e non il portiere della Georgia.

N'Kono è una figura leggendaria in Africa. Quanta influenza ha avuto nella tua carriera?

Lui è il capo. Sono molto fortunato ad averlo incontrato. Come portiere ho preso lui come modello, e sono davvero felice quando sento dire che il mio stile ricorda il suo. Lui è un vero mito. Non bisogna dimenticare che ha vinto due Palloni d'oro africani. Questo è straordinario per un portiere. Buffon non ha vinto il Pallone d'oro. Casillas neppure. Per me lui è semplicemente il capo. Lo chiamo tutti i giorni. Mi dà molti consigli. Mi ha detto che dovrei provare a tornare a giocare nella Ligue 1, ma ha sottolineato che ho bisogno di lavorare di più. Non è sempre semplice per un portiere africano fare in modo che la gente abbia fiducia in te.

È vero che non si vedono molti portieri africani in Europa. Credi che ci siano ancora dei pregiudizi quando vengono scritturati portieri africani?

Alla fine della giornata ogni allenatore vuole che la sua squadra vinca. Non credo che si preoccupano molto della tua provenienza se vinci partite per loro. Quando ho giocato per il Le Mans nel massimo campionato l'allenatore aveva una fede totale in me. Dopo alcune partite, mi ha detto che pensava che fossi invincibile. A volte mi sono sentito invincibile. Ho giocato 34 partite in quella stagione e sono stato nominato capitano. Ma penso che sia importante aver appreso le mie capacità in un'accademia europea. Questo ha fatto in modo che sviluppassi una tecnica solida.

Cosa ti manca dell'Africa?

Più di tutto mi manca la mia famiglia. Mi sento fortunato oggi perché mia moglie e mia figlia sono sempre con me. All'inizio non è stato semplice perché ero da solo. Gli inverni erano davvero duri. Faceva così freddo! La gente continuava a dire "non preoccuparti, ti ci abituerai. Basta mettere un altro maglione". Ma non riuscivo a resistere. Era sempre umido, grigio e freddo. Piangevo molto quando ero da solo. Ci è voluto un po', ma ora mi sono abituato. La cosa che mi manca di più in questi giorni è il cibo africano!

Quali prelibatezze africane ti mancano di più?

Mia moglie cucina cibo africano per me. Il mio piatto preferito è il 'nyenvoué'. Il segreto è usare olio di palma africano per cucinare. È ciò che dà sapore alla salsa. Poi si può aggiungere del pollo, o il tipo di carne che preferisci. La ricetta di mia moglie è deliziosa. Lei si procura gli ingredienti in Francia, grazie ai cinesi! Si può trovare di tutto nei negozi cinesi.
 

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